Gli argomenti trattati non seguono un ordile preciso, durante le fasi di aggiornamento verrano raggruppati per argomento.
Le categorie in cui si dividono gli obiettivi sono sostanzialmente tre: grandangolari, normali e tele.
Nota tecnica. È considerato “normale” l'obiettivo che ha un angolo di campo simile a quello dell'occhio umano, compreso tra 43° e 45°. Per convenzione si considerano normali gli obiettivi con lunghezza focale vicina alla diagonale del fotogramma. Per il formato fotografico Leica comunemente detto 35mm, che ha il fotogramma di 24x36mm, è considerato normale l'obiettivo da 50mm di lunghezza focale, 43mm reali. Quindi gli obiettivi al di sotto dei 50mm vengono considerati grandangoli, medi come il 35mm ed il 24mm e super come il 14mm. Obiettivi estremi con un angolo di campo di 180° gradi vengono definiti occhio di pesce “fish eye”. Gli obiettivi al di sopra dei 50mm vengono considerati tele medi fino a 200mm e super quelli che superano i 300mm.
E' la distanza, espressa in millimetri, tra il centro ottico dell'obiettivo e il piano del sensore. Da notare che si tratta di centro ottico, che non sempre coincide con il centro dell'obiettivo. Un obiettivo composto da più lenti, infatti, si comporta come una sola lente la cui lunghezza focale può essere considerevolmente diversa dalla lunghezza fisica dell'obiettivo. Questo è particolarmente evidente negli obiettivi a focale variabile, i cosiddetti zoom.
E' un obiettivo la cui lunghezza focale può variare a differenza di quanto avviene negli obiettivi “fissi”. Es. un obiettivo zoom 70-200mm può variare la sua lunghezza focale con un escursione che va da 70mm a 200mm mentre un obiettivo 50mm non può variare la sua lunghezza focale proprio perché “fisso”. Gli obiettivi zoom sono oggettivamente più comodi da usare inoltre si ha la possibilità di viaggiare con un numero limitato di ottiche coprendo una grande escursione focale. Gli obiettivi fissi invece avendo un numero ridotto di elementi ottici sono rinomati per la loro qualità ottica.
Il valore "f/" esprime l'apertura del diaframma di cui tutti gli obiettivi sono dotati. Il diaframma, non è altro che un elemento a lamelle sovrapposte che, aprendosi e chiudendosi, forma un foro attraverso cui passa la luce. Più aperto è il foro, valore f/ piccolo, più luce passa. Viceversa, più chiuso è il foro, valore grande, meno luce passa.
Il valore "f/", inoltre, identifica anche la luminosità di un obiettivo, più è luminoso un obiettivo più ha la capacità di far passare la luce. In ambienti poco luminosi, se si dispone di un obiettivo molto luminoso cioè con un valore f/ molto basso si può evitare l'impostazione di ISO elevati che comporterebbe un inevitabile aumento di rumore digitale.
La sigla DX sta ad indicare gli obiettivi progettati appositamente per le fotocamere Nikon che montano un sensore ridotto noto con la sigla APS-C. La prospettiva e la profondità di campo di queste ottiche rimane quella della focale originale, cambia il campo inquadrato, cioè l'angolo, che è ridotto con un fattore di crop di 1.5.
Nota tecnica. Gli obiettivi DX possono essere usati su corpi macchina FX ma la fotocamera ritaglia automaticamente le foto con un angolo d'immagine DX cioè effettuando un crop sulla dimensione dell'immagine che inevitabilmente viene ridotta. Le fotocamere Nikon con il sensore a pieno formato sono: la D3x, la D3s, la D3 e la D700, tutte le altre hanno all'interno un sensore ridotto APS-C.
Il fattore di crop è la relazione tra il rapporto della dimensione di un'area immagine di una fotocamera rispetto ad un formato di riferimento. Il rapporto tra una fotocamera Nikon FX ed una Nikon DX è di 1,5 mentre il rapporto tra una fotocamera Canon con formato pieno ed una con un formato APS-C è di 1,6.
L'esposizione è il momento in cui il sensore rimane “esposto” alla luce. Con la fotocamera si ha la possibilità di controllare quanta luce (col diaframma) e per quanto tempo (con l'otturatore) il sensore deve essere esposto.
La lettura della luce, per calcolare la corretta esposizione, può avvenire con modalità diverse questo per ridurre gli errori e rendere più creativo il procedimento fotografico.
Il metodo multizona o matrix utilizza diversi sensori mediando i risultati con algoritmi di calcolo, in alcuni casi i risultati ottenuti sono confrontati con una serie di scene già memorizzate all'interno della fotocamera, per scegliere il tempo ed il diaframma migliore. È un sistema molto affidabile e avanzato.
La risposta è qui.
Sono due delle quattro modalità di esposizione:
Le quattro modalità di esposizione sono:
P: Automatico programmato.
La fotocamera imposta automaticamente il tempo di posa ed il diaframma. Consigliato per istantanee o in situazioni in cui è necessaria una rapidità di esecuzione.
S: Automatico a priorità dei tempi (per controllare la velocità).
Si imposta il tempo di posa e la fotocamera seleziona un diaframma adeguato per garantire la corretta esposizione. Consigliato nelle situazioni in cui si vuole bloccare un movimento oppure esaltarlo allungando il tempo di posa come ad esempio per il panning.
A: Automatico a priorità dei diaframmi (per controllare la profondità di campo).
Si imposta il diaframma e la fotocamera seleziona un tempo di posa adeguato per garantire una corretta esposizione. Con diaframmi piccoli (numero f/ elevato) aumenta la profondità di campo utile ad esempio per fotografare un paesaggio. Con diaframmi grandi (numero f/ basso) si riduce la profondità di campo per isolare il soggetto dallo sfondo come ad esempio per i ritratti.
M: Manuale.
Si sceglie sia il tempo di posa che il diaframma. Il display elettronico dell'esposizione, più comunemente chiamato esposimetro, aiuta ad impostare “l'esposizione” corretta.
Nota tecnica. La maggior parte delle fotocamere reflex entry level oltre ad avere le modalità di esposizione tradizionali hanno anche la possibilità di selezionare delle situazioni predefinite da scegliere in base alla foto che si vuole realizzare. I “modi scena” più comuni sono: Ritratto, Paesaggio, Sport, Spiaggia/Neve, Tramonto, Macro. Tutte queste situazioni non sono altro che una serie di adattamenti automatici sulla fotocamera che normalmente vengono impostati manualmente dal fotografo più evoluto.
Inoltre tutte le informazioni visualizzate sul display elettronico dell'esposizione (esposimetro), a prescindere dal modo usato tra P, S, A ed M sono influenzate dalla impostazione della lettura della scena che può essere: lettura spot, semispot e matrix.
Rappresenta la sensibilità del sensore alla luce. La sensibilità ISO è basata sulle proprietà del sensore e sull'elaborazione calcolata dall'apparecchio. Un valore ISO elevato comporta un aumento di rumore nell’immagine.
Nota tecnica. Nei sistemi fotografici digitali è possibile variare il guadagno elettronico cioè la capacità di incrementare l’ampiezza o la potenza di un segnale del sensore al fine di avere un diverso rapporto fra l'esposizione alla luce e la luminosità definitiva dell'immagine. L’aumento di valore ISO ossia un maggiore guadagno elettronico comporta un incremento di rumore che si traduce in un maggiore disturbo nell’immagine finale. La sensibilità al rumore è determinata maggiormente dalla proprietà del sensore ed è influenzata dal rumore aggiunto dal guadagno e dal convertitore Anologico-Digitale.
La profondità di campo (abbreviato in PdC) è la distanza davanti e dietro al soggetto principale che appare nitida (a fuoco). Il "campo nitido" è quell'intervallo di distanze davanti e dietro al soggetto in cui la sfocatura è impercettibile o comunque tollerabile; la PdC si dice essere maggiore se questo intervallo è ampio e minore se è ridotto. Per motivi legati all'angolo di incidenza dei raggi luminosi, il campo nitido è sempre più esteso dietro al soggetto a fuoco che davanti; più precisamente, la distanza perfettamente a fuoco si trova grosso modo a un terzo del campo nitido, verso il fotografo. Un punto al di fuori del campo nitido (sfuocato) produce sul sensore/pellicola un circolo di confusione, il cui diametro cresce man mano che ci si allontana dal campo nitido stesso.
La PdC varia a seconda del diaframma...
A parità di lunghezza focale e della distanza dal soggetto la PdC aumenta con la chiusura del diaframma.
...della focale...
A parità di diaframma usato e della distanza dal soggetto la PdC si riduce in relazione all'aumento della focale.
... e dal punto di messa a fuoco.
Abbiamo detto che la PdC è quella zona prima e dopo il punto di messa a fuoco nella quale tutti gli oggetti risultano nitidi, queste due zone non sono di uguale ampiezza, quella compresa tra il soggetto e la fotocamera è meno estesa di quella più lontana, inoltre il campo nitido aumenta con l'aumentare della distanza delle fotocamera dal punto di messa a fuoco.
Consiglio la lettura dell'Uso creativo dello sfuocato.